Il 4 aprile 1968
veniva assassinato a Memphis Martin Luther King che aveva scelto la nonviolenza
di Gandhi come strumento di lotta per i diritti civili degli afroamericani e di
tutti gli oppressi e discriminati.
Forse non
facciamo fatica ad accogliere con piena convinzione il messaggio di Martin,
tuttavia abbiamo l’obbligo di chiederci se i suoi “sogni”, espressi nel celebre
discorso di Washington nel 1963 e in mille altre occasioni, siano stati davvero
raggiunti o c’è ancora tanta strada da percorrere per l’umanità.
Nel mio piccolo,
ho voluto dedicargli un romanzo perché anche i giovani non dimentichino un uomo
così straordinario e si rendano pienamente conto che tanto, troppo c’è ancora
da fare in questo mondo pieno di contraddizioni, violenza, dolore.
Da “Il sogno di
Martin” (finalista al premio Bancarellino 2018)
Avevo un sogno. Di certo non una fantasia
irragionevole o uno di quei voli impossibili che spesso il sonno ci regala,
facendoci librare leggeri nell’aria o sprofondare negli abissi oceanici. Io
l’ho vissuto come pensiero concreto, come obiettivo raggiungibile, come strada
da percorrere e da condividere verso una meta: la fratellanza nella pace.
Evidentemente per qualcuno era troppo, un’assurda
pretesa, una presuntuosa richiesta; per qualcun altro solo una bella e
irrealizzabile illusione.
E allora hanno pensato che esistesse solo
un modo per mettere a tacere la speranza che quel sogno aveva suscitato:
sopprimerlo insieme al suo ideatore. Lo avevo previsto, era nell’ordine delle
cose di quei tempi.
Non posso dare torto a chi pensa che non
ci sia nulla di più drammatico della morte; eppure sorrido ancora al pensiero
che qualcuno creda veramente che si possa uccidere un sogno.
Passano i secoli e tutto ciò che è
materiale, uomini e cose, è destinato a scomparire o a lasciare uno sbiadito
ricordo di sé. Infine, la polvere dell’oblio si stenderà come un pietoso velo
su ciò che è corruttibile e materiale.
Ma un sogno è insopprimibile, la speranza invincibile, e l’idea di pace
non potrà morire perché io so che ci sarà sempre qualcuno che continuerà a sognare.