
Sabato 21 si è tenuta presso la sala Ticozzi a Lecco la premiazione
dell'ottava edizione del concorso indetto dall'Associazione LetteLariaMente per le scuole medie su incipit da me
scritto.
Il tema era molto delicato e di assoluita attualità:
l'accoglienza e i migranti.
Il vincitore è risultato un ragazzo di
prima media con un racconto che colpisce per la maturità, la lucidità,
il realismo davvero spiccati in un ragazzo di quell'età. Attraverso una
scrittura rapida e incisiva, ha portato i lettori a immedesimarsi nelle
fatiche, nelle paure e nelle speranze del protagonista fino a condurre a
un finale inaspettato e drammatico.
Purtroppo, non sempre le storie di chi fugge hanno un lieto fine.
Ecco il testo vincitore.
«…Oggi parto, inizia un'avventura. Non so dove mi porterà, se avrò
fortuna o no e se un giorno potrò tornare a casa. Le difficoltà sono
tante, arrivo al mare dopo due giorni di cammino, ho paura, non conosco
nessuno, sono giovane, non ho mai visto il mondo.
Cerco
informazioni, devo imbarcarmi, devo mangiare, devo cercare di non farmi
rubare i soldi che al villaggio sono stati raccolti per me, per il mio
futuro e per il loro, perché se troverò un lavoro potrò aiutare chi è
restato. Potranno mangiare e forse curarsi.
Trovo un passaggio su un
barcone vecchio e traballante; ho usato la maggior parte del denaro, mi
devo adattare mi è rimasto ben poco, domani parto e poi il destino
deciderà per me.
Finalmente è un' alba bellissima, il sole è sorto
su un mare calmo e tranquillo. Siamo in tantissimi: uomini, donne,
bambini e ci sono anch’io. Ci imbarcano, io sono sotto coperta, fa caldo
e siamo pigiati uno sull' altro, non c'è acqua, ma la mia mente vede
già la meta, un paese dove potrò stare meglio. C'è chi piange, chi si
lamenta e la botola resta chiusa, però stiamo navigando.
Dopo ore ci
fermiamo, non capisco cosa succede, forse siamo arrivati, ma c'è troppa
calma fuori; poi la botola si spalanca, ci dicono di uscire, ci
picchiano, ci spintonano poi ci buttano in mare.
Nuoto, e mi ricordo da bambino, quando papà mi ha buttato nel fiume perché imparassi a nuotare:
Grazie!
Sono, siamo in mezzo al mare, molti non ce la fanno a stare a galla, il mare se li prende.
Non so quanto tempo è passato, intorno a me c'è solo disperazione: che ne sarà di noi?
Poi vedo una nave, ha una bandiera tricolore, sono italiani, ci
salvano, salvano chi è riuscito a resistere, ci aiutano, ci scaldano, ci
nutrono, ci curano, sia ringraziato Dio che li ha messi sul nostro
cammino. Ora realizzo che arriverò, povero, disperato, ma vivo.
Un’isola, terra! Finalmente.
Sbarchiamo, le poche parole che ho imparato dalla televisione mi
permettono di ringraziare e di chiedere che cosa ne sarà di me.
Ci
portano in una grande casa, come quella del mio villaggio dove c'era la
televisione, vestiti puliti, un pasto caldo e un letto dove riposare.
Che viaggio!
È nuovamente giorno, arrivano persone in divisa, ho paura, nel mio paese i guerriglieri hanno le divise, ho paura.
Mio padre mi diceva che gli Italiani non sono come i guerriglieri, le loro divise non sono cattive, non mi faranno del male.
Ho detto il mio nome, ho raccontato la mia storia. Un uomo anziano, lì
vicino, mi chiede perché ho lasciato la mia casa; ho risposto che cerco
un futuro migliore, perché a casa non ne avevo. Con il suo aiuto posso
avvisare i miei genitori che sono in Italia, salvo; soprattutto riesco a
sapere che anche loro sono salvi.
Oggi ho ricevuto la loro
lettera. Sono felice che stiano bene e che la loro fiducia in me non li
abbia mai lasciati; ho ricevuto il seme di baobab, non so se, quando e
dove lo pianterò, ma resterà con me; mi ricorderà che dovrò essere forte
e che come questo albero non dovrò arrendermi mai e lottare per un
futuro migliore per me, e per tutti quelli che hanno e avranno fiducia
in me.
La speranza è tornare a casa mia, un giorno, da coloro che
amo, alla mia terra! Scriverò loro tutto questo e, quando leggeranno,
spero che siano orgogliosi e che continuino ad avere fiducia!».
«Il comandante Corradini aveva tra le mani un diario: era bagnato,
l'inchiostro sbiadito in quasi ogni pagina, ma una soltanto era rimasta
integra. L'aveva letta e si era commosso: pochi giorni prima era stato
trovato coperto da cartoni in un tunnel della stazione ferroviaria di
Milano il corpo di un giovane ragazzo, morto di fame e di freddo, che
purtroppo nessuno aveva visto: forse il diario era proprio suo».
Elias Valassi
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| Alcuni giovani partecipanti con i loro insegnanti. |